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Resurrezione

23/03/2020

di Vittorino Mason, 18.03.2020
 
Resurrezione
Per quanto cercassero gli uomini, raccoltisi in un piccolo spazio a centinaia di migliaia,
di deturpare quella terra sulla quale si stringevano,
per quanto lastricassero di pietre la terra per non farvi crescere nulla,
per quanto strappassero ogni filo d’erba che spuntava,
per quanto affumicassero l’aria col carbon fossile e col petrolio,
per quanto mutilassero gli alberi e cacciassero via tutti gli animali e gli uccelli,
la primavera era primavera, perfino in città.
Il sole scaldava, l’erba, tornando in vita, cresceva e inverdiva dovunque non fosse stata estirpata,
non solo nelle aiole dei viali, ma anche tra i lastroni di pietra, e le betulle, i pioppi,
i padi dilatavano le loro foglie viscose e profumate,
i tigli gonfiavano le gemme che già scoppiavano;
cornacchie, passerotti e piccioni, sentendo la primavera, già preparavano festosamente i nidi,
e le mosche, scaldate dal sole, ronzavano presso i muri.
Erano allegri e i vegetali, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini.
Ma gli uomini – quelli grandi, gli adulti – non la smettevano di ingannare se stessi e gli altri.
Gli uomini consideravano che sacro e importante fosse, non quel mattino di primavera,
non quella bellezza del mondo di Dio, donata per il bene di tutte le creature –
bellezza disposta per la pace, l’accordo e l’amore –
ma che sacro e importante fosse quel che loro stessi avevano escogitato
per dominare gli uni sugli altri.


Questo incipit tratto dal romanzo “Resurrezione” di Lev Tolstòj, e datato 1899, sembra quanto mai attuale. Alle porte di questa primavera, nella situazione in cui noi italiani, ma anche gran parte del mondo è precipitato a causa o grazie al Covid-19, ci viene in soccorso. Lo stato di privazione della libertà alla quale siamo sottoposti, la costrizione a non muoverci da casa, proprio nel momento in cui tutta la natura esce dalle gemme, dalle tane, dalla terra per correre, fare all’amore, esplodere di colori e manifestare la gioia per la vita, ci offre un’occasione, forse irripetibile, considerato il contesto storico nella quale stiamo vivendo, per rimettere in discussione il nostro stile di vita.

Chiusi nelle nostre abitazioni quando fuori il sole caldo splende e benedice queste giornate che appaiono interminabili, ci fa sentire dei carcerati e ci dà la possibilità di comprendere il valore della libertà.

Per forza maggiore dobbiamo rimanere a casa e allora si può trovare il tempo per fare esercizi fisici e di pensiero, meditare e comprendere meglio chi siamo. Se non c’è stato primo, ora è il momento per porci le domande che da sempre tormentano l’uomo: Chi sono io? Cosa sono venuto a fare in questo mondo? Dove sono diretto?

Forse questo spazio-tempo che ci è dato, questo silenzio quasi irreale per chi non è più abituato a vedere poche auto girare per le strade, è una grande occasione che la Natura ci sta offrendo. Lasciando per un momento da parte la non tanto remota possibilità che questo virus che sta affliggendo e decimando l’umanità non sia sfuggito al controllo di qualche laboratorio di sperimentazione ai fini di una guerra batteriologica, perché non pensare che questo virus non sia invece figlio di una Madre Terra che non ne può più degli esseri umani?

Perché non pensare che dopo gli inviti da parte di ambientalisti, scienziati, uomini di cultura e in ultima Greta Thunberg, a cercare di cambiare rotta e di conseguenza molte delle nostre cattive abitudini, questa Terra inascoltata non abbia deciso di prendere il sopravvento sull’uomo? Egocentrico ed antropocentrico, arrogante, distruttivo e guerrafondaio, questo essere che, come scriveva Tolstoj, nonostante la bellezza del mondo che ci è data di vivere, fa di tutto per distruggerlo escogitando stratagemmi, falsi ideali e nemici, ora che un piccolo, invisibile, subdolo virus lo sta uccidendo, lavorerà in comune accordo, oppure continuerà a farsi la guerra e uccidersi con armi che lui stesso si è costruito?

Forse il virus che ha provocato il Covid-19 vedendoci quanto vulnerabili e indifesi siamo, riderà di noi; non tanto per la nostra fragilità, quanto per la nostra stoltezza.

La primavera in arrivo, questo tempo a disposizione per pensare e riflettere, può offrirci la via di fuga, o meglio, la soluzione per salvarci, non tanto dal Corona virus, che prima o poi passerà, ma dall’autodistruzione. L’inquinamento atmosferico, quello dei mari e degli oceani invasi dalla plastica, i veleni che utilizziamo in agricoltura e che portiamo sulle nostre tavole, stili di vita e abitudini sconsiderate, come ad esempio abbandonare o gettare i rifiuti in ogni dove, e poi piccoli, ma pericolosi gesti, contribuiscono ogni giorno a questo lento, ma inesorabile declino che ci ha quasi condannato. Quasi, appunto, perché finché c’è vita c’è speranza!

E allora guardiamolo questo trionfo della primavera, prendiamo alla lettera il monito di Tolstoj. La primavera non è solo la natura fuori di noi, ma quella racchiusa e a volte poco espressa, dei nostri animi. L’imperativo è tornare alle piccole cose, ai gesti quotidiani che danno il senso alle nostre vite. Un saluto, una stretta di mano, un sorriso, una parola di conforto, una visita di cortesia, una pacca sulla spalla, un gesto di gratitudine, non serve molto altro per far felice una persona. Che te ne fai di mille amici in facebook se quando ti trovi davanti una persona in carne e ossa e hai l’occasione di parlarci te ne stai zitto perché non sai dire niente? Chiusi nelle nostre solitudini sogniamo di conquistare l’Everest, di andare sulla luna, di diventare questo o quell’altro giocatore di calcio, di imitare dei Bill Gates o delle star del cinema o della musica, e intanto perdiamo l’attenzione su noi stessi, su quante cose possiamo realizzare e vivere senza guardare così lontano. Un altro imperativo che pare germogliare con tutta la forza di questa primavera è il senso del Noi.

Nel deserto delle piazze, il vuoto che percepiamo come dei Robinson Crusoe isolati nella solitudine delle nostre abitazioni, ci deve far comprendere l’importanza dello stare insieme, del condividere, del sentirsi parte, famiglia, comunità, paese; un senso di appartenenza che va oltre le bandiere e i confini. Le sfide del futuro non potranno essere la guerra tra popoli, ma l’alleanza degli uomini con tutte le altre forme viventi che fanno parte dell’ecosistema Terra; non per un senso di altruismo, ma di sopravvivenza. Ai bambini, pure loro privati del gioco e della libertà, facciamo pure scrivere sugli striscioni da appendere sui balconi delle case “Andrà tutto bene”, ma aggiungendovi “se cambieremo!”. Anche se tutti fremono e non vedono l’ora di tornare alle proprie abitudini, quando cesserà questa sorta di coprifuoco e il Corona virus sarà stato debellato, non possiamo e dobbiamo tornare ad essere e fare quello che eravamo prima! Per forza di cose dobbiamo cambiare! Ce lo dice la Terra, ce lo dice la Vita!

Ecco, non solo la primavera, ma ormai l’imminente Pasqua, dovrà e potrà essere motivo di gioia e speranza. Morire per rinascere a cosa nuova e altra. Allora e solo così, tutti i morti, tutto l’impegno di chi si è prodigato per fronteggiare l’emergenza e tutte le nostre privazioni, i nostri sforzi nel tempo di questa segregazione avranno avuto un senso.

Buona primavera e buona Resurrezione a tutti.